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Dolceacqua
Dolceacqua è un borgo medievale della Val Nervia, distribuito lungo il torrente omonimo. La parte più antica, dominata dal castello dei Doria e chiamata Terra, è posta ai piedi del monte Rebuffao; la parte più moderna, il Borgo, si allunga sulla riva opposta, ai lati della strada che risale la valle.

Dolceacqua è facilmente raggiungibile: giungendo con l'autostrada A10 Genova-Ventimiglia, è consigliabile uscire ai caselli di Ventimiglia o Bordighera, dai quali s'imboccherà la S.S. Aurelia, e quindi la strada provinciale della Val Nervia. Ventimiglia dista circa 8 km ed è sede di stazione ferroviaria internazionale; da qui un servizio di corriere consente di raggiungere agevolmente Dolceacqua. L'aeroporto internazionale più vicino è quello di Nizza, il quale dista 50 km.

Le origini
II nome di Dolceacqua deriva quasi certamente dalla presenza di un fondo rustico di età romana di certo Dulcius trasformatosi in seguito in Dulciàca, Dusàiga (l’attuale nome dialettale)e Dulcisaqua. Un’altra interpretazione accredita l’origine del paese dovuta ai Celti, che l’avrebbero chiamato Dussaga, modificato poi in Dulsàga e infine in Dolceacqua.
Le più remote testimonianze del popolamento della zona sono rappresentate dai castellari dell’età del Ferro, rozze fortificazioni in pietra a secco ad anelli murari concentrici che occupavano le alture di cima d’Aurin, cima Tramontina, del monte Abellio lungo lo spartiacque fra le valli Nervia e Roia e di monte Morgi e della Torre dell’Alpicella sul versante opposto.
Le tracce archeologiche raccolte confermano che questi capisaldi di difesa del territorio furono presidiati dagli Intemeli daI V secolo avanti Cristo al IV secolo dopo Cristo in piena età romana, a protezione di villaggi, pascoli e campi.
Il primo documento che cita Dolceacqua risale al 1151; infatti fu proprio nel XII secolo che i conti di Ventimiglia fecero costruire il primo nucleo del castello alla sommità dello sperone roccioso che domina strategicamente la prima strettoia e la biforcazione della valle verso Rocchetta Nervina e la val Roia da un lato e la media e alta val Nervia dall’altro lato, controllandone gli accessi.
Nel corso dei secoli seguenti ai piedi del castello, acquistato nel 1270 dal capitano del popolo genovese Oberto Doria, il vincitore dei Pisani alla Meloria, e ampliato dai suoi successori, venne sviluppandosi l’abitato della Terra (Téra nel dialetto locale), seguendo le linee di livello a gironi concentrici attorno alla rocca e collegati fra loro da ripide rampe. L’acqua del Nervia fu portata ad alimentare le fontane e irrigare gli orti.

Il castello
Il castello dei Doria subì diverse trasformazioni. Il primitivo impianto feudale, difeso alla fine del Duecento dalla torre circolare, venne ingrandito e incluso nel XIV secolo in una cinta muraria più ampia; in età rinascimentale il castrum diventò una grandiosa residenza signorile fortificata, con nuovi locali riccamente affrescati e arredati distribuiti attorno al cortile centrale, completata da imponenti apparati difensivi.
Dopo aver resistito a numerosi assedi, non poté tuttavia opporsi alle artiglierie pesanti franco-ispane, le quali lo distrussero parzialmente il 27 luglio 1744 durante un episodio della guerra di successione austriaca. Non più abitato dalla famiglia dei marchesi Doria, che si trasferì nel cinquecentesco palazzo adiacente la chiesa parrocchiale, subì gli ultimi oltraggi dal terremoto del 1887. Il castello, passato al Comune di Dolceacqua, è in fase di restauro e sarà destinato a manifestazioni e funzioni culturali.
Il quartiere della Terra, esaurito lo spazio disponibile per la sua espansione, crebbe
in altezza mediante la sopraelevazione delle case, che raggiunsero anche i sei piani; oggi conserva intatta la sua atmosfera medievale e presenta angoli di grande suggestione, in cui il tempo sembra essersi fermato. La storia di Dolceacqua s’identifica con le vicende del suo castello e della signoria dei Doria che vanta tra i molti personaggi Caracosa, madre dell’ammiraglio Andrea Doria; la dinastia, entrata sotto la protezione sabauda, dal 1652 fu a capo del Marchesato di Dolceacqua.

La Terra e il Borgo
Nella metà del Quattrocento la crescita dell’abitato, che aveva fatto del percorso di via Castello il principale asse viario urbano, portava alla creazione del nuovo quartiere del Borgo, al di là del torrente Nervia; i due nuclei vennero collegati da un elegante ponte a schiena d’asino a un solo arco di 33 metri di luce. Il ponte, che Claude Monet dipinse nel 1884, definendolo “un gioiello di leggerezza”, insieme al grappolo di case della Terra e al sovrastante castello dei Doria rappresenta una delle più pittoresche e celebri visioni dell’entroterra ligure.
Ai piedi della Terra, la parrocchiale di Sant’Antonio Abate, di origini quattrocentesche, ingloba una torre angolare quadrata delle antiche mura, divenuta la base del campanile. L’edificio sacro venne rifatto in forme barocche ed è ornato da ricche decorazioni interne; custodisce il prezioso e delicato polittico di Santa Devota, opera del 1515 di Ludovico Brea, caposcuola della corrente pittorica ligure-nizzarda.
All’ingresso del paese, accanto al cimitero, la chiesa di San Giorgio venne costruita nell’XI secolo in forme romaniche, che si possono riconoscere nella facciata e nella parte inferiore del campanile, ma fu trasformata in epoca gotica e barocca. La cripta, divenuta sepolcro della famiglia dei marchesi, accoglie tuttora le tombe di Stefano Doria del 1580 e di Giulio Doria del 1608, raffigurati sulle lastre di copertura nelle armature d’epoca. Il soffitto ligneo conserva rare travature dipinte del Quattrocento.
Le rovine del convento dei padri agostiniani, a mezzogiorno dell’abitato, in posizione panoramica, ricordano che questo centro religioso nel Cinquecento fu dipendenza dell’abbazia piemontese della Novalesa presso Susa, prima tappa di un percorso storico che collegava le sponde del Mar Ligure ai valichi alpini.
II santuario dell’Addolorata, a levante del paese in regione Morghe, è una costruzione del 1890, ogni anno meta di un devoto pellegrinaggio, occasione di incontri conviviali che si ripetono per alcuni giorni, secondo una consolidata tradizione locale. Numerose cappelle campestri sono disseminate sulle colline circostanti, ricoperte da vigne e uliveti secolari; tra queste, la cappella di San Bernardo conserva alcuni affreschi del XV secolo del pittore
Emanuele Maccari di Pigna. La cappella di San Martino, presso la confluenza del torrente Barbaira con il Nervia, si distingue per l’insolita copertura a cupola; fra le cappelle più antiche si ricordano inoltre quelle di San Rocco e di San Cristoforo.
Nel quartiere del Borgo l’oratorio di San Sebastiano in cui si può ammirare una pregevole scultura lignea attribuita al Maragliano, è sede di una Confraternita che celebra il martirio del Santo la domenica più vicina al 20 gennaio mediante una solenne processione, con trasporto di un grande albero d’alloro ornato di ostie variopinte, simbolo dell’abbondanza dei raccolti agricoli, evidente retaggio di una cerimonia pagana legata al ciclo della morte e della resurrezione della vegetazione.
Ma Dolceacqua è fedele custode di altre tradizioni, prima fra tutte la Festa della michetta, un dolce tipico locale, che si svolge il 16 agosto a ricordo della fine dell’infame jus primae noctis preteso dal tiranno Imperiale Doria nei confronti delle giovani spose e cancellato insieme ad altri soprusi nel 1364 da una sollevazione popolare. Da allora il semplice dolce, una specie di brioche dalla forma caratteristica, viene chiesto dai giovani alle ragazze, che lo distribuiscono in segno di simpatia nel corso di un’allegra scorribanda musicale fra i carugi del paese. A Natale, sulle due piazze principali del Borgo e della Terra, vengono accesi grandi falò quale simbolo di partecipazione alla festa più intima dell’anno.
Le colline terrazzate a fasce, sostenute da muri in pietra a secco, testimoniano delle secolari fatiche e della tenacia dei contadini liguri per strappare il poco terreno da coltivare.
La fama del paese è legata anche alla produzione del Rossese di Dolceacqua, un vino rosso rubino a denominazione d’origine controllata dal sapore morbido, aromatico e dolce, la cui gradazione minima è di 12,5 gradi (quando raggiunge i 13 gradi è chiamato Superiore). Il Rossese è ottenuto da un vitigno unico ed è prodotto in un numero limitato di bottiglie.

I prodotti della terra
Dagli argentei uliveti vengono raccolte le olive col sistema della bacchiatura o ramatura: gli uomini, saliti sugli alberi, percuotono ripetutamente i rami carichi di frutti con una lunga pertica. Successivamente nei frantoi avviene la frangitura nei gombi di pietra, con riduzione delle olive in pasta, distribuita poi negli sportini sistemati in strati e sottoposti a spremitura; il risultato finale è l’olio extra vergine di oliva, un prodotto locale eccellente, molto ricercato.
Attorno all’abitato coltivazioni floricole in pien’aria, consentite dalla mitezza del clima, rivelano un’altra attività economica del posto, con prevalente produzione di mimosa, ginestra, verde ornamentale, raccolti giornalmente e avviati al mercato di Sanremo.
Dolceacqua non è soltanto il principale borgo medievale della val Nervia, ricco di monumenti, opere d’arte, di storia e tradizioni. È un paese in cui la vita scorre serena secondo i ritmi e le abitudini di una civiltà contadina partecipe al mondo moderno, ma che non ha dimenticato la propria identità culturale né rinnegato i valori della dimensione umana dell’esistenza. Qui l’uomo e i suoi sentimenti rimangono i protagonisti di un mondo autentico e operoso, ancora distante dalle ansie e dalle frenesie del nostro tempo. È questo, forse, il segreto di Dolceacqua, del suo indimenticabile fascino e della sua sincera ospitalità.
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