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Portovenere
PORTO VENERE
Porto Venere, tipica meta per il turismo d’elite, deve il suo nome alla leggenda che vorrebbe la dea dell’amore talmente affascinata dalle acque smeraldine, dai colori della vegetazione e del cielo da eleggere quel promontorio a luogo del proprio riposo. Certa è l’origine romana di Portus Veneris, fondata sulla rotta che conduceva in Spagna.
I suoi scogli sono apprezzati da chi ama tuffarsi, il suo promontorio da chi ama sognare. Il palato viene deliziato nei suoi ristorantini, famosi per i piatti a base di cozze, allevate nelle acque del Golfo; la sera trascorre nei locali notturni oppure a passeggio nel porticciolo, sempre affollato.
Il centro storico di Portovenere risale al 1100, quando la zona passò sotto il dominio genovese, periodo di cui resta la torre Capitolare. Il Castello, roccaforte del XVI secolo, fu adibito a carcere nel periodo napoleonico ed è oggi visitabile e viene utilizzato come sede di importanti eventi culturali.
All’estremità del promontorio ecco la graziosa chiesa di San Pietro, risalente al 1277, che sorge sui resti di un tempio pagano. Il suo sagrato, ricavato dalla scogliera, si affaccia direttamente sul mare, regalando al turista uno scorcio indimenticabile.
Affrontando una breve salita, si raggiunge la chiesa di San Lorenzo ove è conservata la misteriosa “trave delle reliquie”, oggetto di una bella leggenda che si tramanda da generazioni.
Eccola: nel lontano 1204, dopo una mareggiata, uno strano tronco si arenò sulla spiaggia. Conteneva oggetti liturgici, una pergamena raffigurante la Vergine e alcune reliquie. La pergamena passò di mano in mano finchè, quasi duecento anni dopo, l’immagine sbiadita della Madonna riapparve (come attesta un documento notarile dell’epoca) nella sua originaria vivezza. Posta in una teca, fu venerata come la Madonna Bianca patrona di Portovenere.
Ancora oggi, dopo più di settecento anni, l’avvenimento è ricordato il 17 agosto con una suggestiva fiaccolata .

LE ISOLE
Pochi metri separano Portovenere dall’isola Palmaria, con le sue cave di marmo bianco. Alle sue spalle, perfettamente allineate e praticamente unite in un unico rilievo, sorgono le isole del Tino e del Tinetto. Un efficiente servizio di battelli le collega a Portovenere.
L’isola di Palmaria è diventata Parco Regionale per proteggere i ricchi fondali, la vegetazione mediterranea e le sue grotte. La grotta Azzurra che si raggiunge solo dal mare e la grotta dei Colombi che fu rifugio preistorico di uomini e animali.
Grazie alle attività organizzate del WWF l’isola è una vera e propria scuola dove si insegna ad amare e a rispettare la natura. Tino e Tinetto, non accessibili al pubblico, sono di proprietà della Marina Militare, ma in occasione della festa di San Venerio è possibile attraccare a Tino ed ottenere un annullo filatelico speciale.
Questa ricorrenza onora il santo eremita che cuciva le vele ai marinai e accendeva fuochi di segnalazione durante le tempeste, tanto che è divenuto il patrono dei fanalisti e del Golfo. Sull’isola del Tinetto sono presenti ruderi che si suppone appartenere ad un antico monastero.
Links:

Michele Rossi
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